Investire 200 euro al mese per 30 anni: cosa resta
Investire 200 euro al mese per 30 anni: sul conto deposito al 2,5% lordo restano 92.882 euro, pari a 51.278 euro di oggi. Il confronto con ETF e fondo pens

Nella simulazione pubblicata da Money.it, un conto deposito alimentato con 200 euro al mese per 30 anni, con rendimento lordo del 2,5% annuo, arriva a un capitale netto di 92.882 euro. Espresso in euro di oggi, con inflazione media ipotizzata al 2% annuo, quel capitale vale 51.278 euro. I versamenti totali, 72.000 euro in 30 anni, a prezzi attuali valgono 54.332 euro. Il capitale finale del conto deposito, in termini reali, resta quindi sotto il valore di ciò che è stato versato.
Il confronto che segue riguarda gli stessi 200 euro al mese, gli stessi 30 anni e cinque tipi di strumento: conto deposito, ETF obbligazionario governativo, portafoglio bilanciato 60/40, ETF azionario globale e fondo pensione. Sono proiezioni costruite su ipotesi di rendimento, non previsioni, e includono tasse, bollo, costi di gestione e inflazione. Il contenuto è informativo e non costituisce consulenza finanziaria né raccomandazione di prodotto.
Quanto vale davvero il capitale di un conto deposito dopo 30 anni?
Il conto deposito della simulazione rende il 2,5% lordo annuo, con interessi tassati al 26% ogni anno e un'imposta di bollo dello 0,2% calcolata ogni anno sul controvalore. Con questi parametri il capitale netto dopo 30 anni è di 92.882 euro, a fronte di 72.000 euro versati. Il guadagno nominale è di 21.000 euro.
Il valore cambia se si guarda al potere d'acquisto. Con inflazione media al 2% annuo su 30 anni, 100 euro di oggi tra 30 anni avranno il potere d'acquisto di 55 euro di oggi. Applicato al conto deposito, il capitale di 92.882 euro scende a 51.278 euro in euro di oggi.
Il confronto con i versamenti è nello stesso metro: 72.000 euro versati in 30 anni valgono 54.332 euro a prezzi attuali. Il capitale reale del conto deposito, 51.278 euro, è inferiore di 3.054 euro (54.332 meno 51.278). In termini reali, dopo 30 anni di rate da 200 euro, il capitale a disposizione è più basso di ciò che hai messo da parte.
Che cosa cambia se il bollo è a carico della banca?
Nella stessa simulazione, se l'imposta di bollo fosse sostenuta dalla banca, il capitale netto del conto deposito dopo 30 anni salirebbe a 96.058 euro, pari a 53.031 euro in euro di oggi. Il valore reale resta comunque sotto i 54.332 euro dei versamenti a prezzi attuali. Il bollo incide sul risultato, ma non cambia il segno del confronto con l'inflazione ipotizzata.
Quanto separa i cinque strumenti a parità di versamento?
Con lo stesso versamento di 200 euro al mese, ovvero 2.400 euro l'anno, i capitali netti a 30 anni nella simulazione vanno da 92.882 euro a 212.598 euro, a seconda del rendimento lordo ipotizzato. La distanza tra la variante peggiore e quella migliore è di 99.000 euro su 30 anni nel confronto tra le varianti dell'ETF azionario; sull'intero ventaglio, tra conto deposito e azionario all'8%, la differenza è di 119.716 euro (212.598 meno 92.882).
Le cifre, tutte nette e a 30 anni, con il rendimento lordo annuo ipotizzato:
- conto deposito, 2,5%: 92.882 euro;
- ETF obbligazionario governativo, 3%: 104.604 euro;
- portafoglio bilanciato 60/40, 5%: 135.689 euro;
- ETF azionario globale, 7%: 179.859 euro;
- ETF azionario globale, 8%: 212.598 euro.
Il passaggio dal conto deposito all'ETF obbligazionario governativo aggiunge 11.722 euro (104.604 meno 92.882). Dall'ETF obbligazionario al bilanciato 60/40, composto per il 60% da azioni e per il 40% da obbligazioni governative, si aggiungono altri 31.085 euro (135.689 meno 104.604). Il rendimento ipotizzato è la variabile che pesa di più: il capitale cresce ben oltre il versato solo quando le ipotesi di rendimento salgono.
Quanto vale in euro di oggi l'ETF obbligazionario?
L'ETF obbligazionario area euro, con rendimento lordo del 3% annuo, TER dello 0,15% e tassazione agevolata al 12,5% sulla quota titoli di Stato, arriva a 104.604 euro netti dopo 30 anni. In euro di oggi vale 57.749 euro, contro i 54.332 euro dei versamenti a prezzi attuali. Il margine sul versato, in termini reali, è di 3.417 euro (57.749 meno 54.332).
Quanto pesano i costi di gestione sul capitale finale?
Il costo annuo dello strumento sposta il capitale finale di decine di migliaia di euro. Nella simulazione dello scenario azionario al 7% lordo, un ETF con costo annuo dello 0,2% porta a 179.859 euro netti dopo 30 anni; un fondo comune a gestione attiva con costo annuo del 2% porta a 135.373 euro. La differenza è di 44.486 euro su 30 anni.
Lo stesso meccanismo vale per il portafoglio bilanciato. Con rendimento lordo del 5%, il bilanciato a basso costo (0,2% annuo) arriva a 135.689 euro; con un costo dell'1,8% il capitale netto è di 106.776 euro. Il bilanciato più costoso accumula 29.000 euro in meno su 30 anni. In euro di oggi, il capitale netto del bilanciato è di 74.910 euro, il 38% oltre i versamenti a prezzi attuali.
Il costo non compare in nessuna rata mensile: si vede soltanto nel capitale finale. Sui 200 euro che versi ogni mese, la commissione viene prelevata dal valore accumulato, e per questo la differenza si forma lentamente e si legge solo dopo decenni.

Quando il fondo pensione batte l'ETF azionario e quando no?
Nel confronto tra fondo pensione ed ETF azionario, con rendimento lordo del 7% per entrambi, il fondo pensione con costi dello 0,5% annuo (il livello indicato per un fondo negoziale) arriva a 162.083 euro netti dopo 30 anni. L'ETF azionario nello stesso scenario arriva a 179.859 euro. Considerando soltanto il capitale accumulato, il fondo pensione a basso costo resta sotto l'ETF di 17.776 euro (179.859 meno 162.083).
Il fondo pensione ha però un vantaggio fiscale a parte. Nella simulazione i rendimenti del fondo sono tassati al 20% ogni anno, e alla prestazione la tassazione finale è del 10,5% a 30 anni di partecipazione (9% a 40 anni): l'aliquota parte dal 15% e scende di 0,3 punti per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, con minimo al 9%. A questo si aggiunge la deducibilità dei versamenti, il cui tetto annuo è salito a 5.300 euro con la legge di Bilancio 2026, da 5.164,57 euro precedenti.
Quanto vale la deduzione sui 2.400 euro versati?
Versando 2.400 euro l'anno, il risparmio d'imposta è di 552 euro l'anno per chi sta nello scaglione IRPEF del 23% e di 792 euro l'anno per chi sta nello scaglione del 33%, che dal 2026 riguarda i redditi da 28.000 a 50.000 euro. I conti partono dal versamento annuo di 2.400 euro, tutto deducibile perché inferiore al tetto di 5.300 euro.
Reinvestendo il rimborso fiscale, il fondo pensione a basso costo accumula 200.520 euro dopo 30 anni con lo scaglione al 23% e 217.232 euro con lo scaglione al 33%. In entrambi i casi supera i 179.859 euro dell'ETF azionario nello stesso scenario.
Che cosa succede con i costi medi dei PIP?
COVIP rileva un indicatore sintetico dei costi (ISC) medio dei piani individuali pensionistici (PIP) dell'1,87% annuo. Con quel costo, a parità di rendimento lordo del 7%, il capitale netto del fondo pensione dopo 30 anni è di 132.428 euro, contro i 162.083 euro dello 0,5%. La differenza tra i due livelli di costo è di 29.655 euro (162.083 meno 132.428).
Nemmeno il rimborso fiscale reinvestito riporta il PIP a costi medi vicino all'ETF: con lo scaglione al 23% il PIP arriva a 170.865 euro, con lo scaglione al 33% a 187.577 euro. Nel primo caso resta sotto i 179.859 euro dell'ETF azionario, nel secondo lo supera. Il vantaggio fiscale del fondo pensione dipende dal costo dello strumento e dallo scaglione IRPEF.
Quanto costa un ribasso del 35% in un solo anno?
Nello scenario azionario al 7% lordo, la simulazione inserisce un ribasso del 35% in un singolo anno e ne misura il peso a seconda del momento in cui arriva. Senza ribassi il capitale netto finale è di 179.859 euro. Con il calo al terzo anno il capitale netto a 30 anni è di 168.336 euro, circa 11.000 euro in meno. Con il calo al ventinovesimo anno il capitale netto è di 124.103 euro, cioè 56.000 euro in meno.
La differenza sta nel capitale esposto. Al terzo anno hai versato poco, e gli anni successivi hanno tempo di ricostruire il valore; al ventinovesimo anno il calo colpisce quasi tutto il capitale accumulato, e resta un solo anno di versamenti e rendimento prima del traguardo. Il conto è aritmetico, su una singola ipotesi di ribasso, e non indica che un crollo avvenga in un anno preciso.
Perché la tassazione dell'ETF azionario conta nel risultato?
Sull'ETF azionario ad accumulazione, la plusvalenza è tassata al 26% alla vendita (12,5% per la quota in titoli di Stato). Nello scenario al 7%, il valore lordo di 217.755 euro dopo 30 anni si riduce a 179.859 euro netti, con 37.896 euro di imposte. All'8% le imposte alla vendita sono di 49.399 euro, e il capitale netto è di 212.598 euro. Con rendimento al 4% il capitale netto è di 113.524 euro, a fronte di 14.589 euro di imposte.
Che cosa cambia se i versamenti durano 40 anni?
Allungando il percorso a 40 anni, i versamenti totali salgono a 96.000 euro e valgono 66.362 euro a prezzi attuali. Il conto deposito al 2,5% arriva a 135.422 euro netti, pari a 61.331 euro in euro di oggi: anche a 40 anni il capitale reale resta sotto i versamenti a prezzi attuali, di 5.031 euro (66.362 meno 61.331).
Gli altri strumenti, a 40 anni, nelle stesse ipotesi, mostrano capitali netti più distanziati:
L'ETF governativo al 3% arriva a 160.115 euro netti (72.514 euro in euro di oggi). Il bilanciato 60/40 al 5% arriva a 233.167 euro (105.599 euro in euro di oggi). L'azionario globale al 6% arriva a 280.164 euro, al 7% a 354.794 euro, all'8% a 453.923 euro. In euro di oggi sono 126.884, 160.683 e 205.577 euro.
Per il fondo pensione, a 40 anni, i costi dello 0,5% portano a 304.320 euro netti (137.824 euro in euro di oggi) e quelli dell'1,87% a 230.250 euro (104.278 euro in euro di oggi). La distanza dovuta al costo, a 40 anni, è di 74.070 euro (304.320 meno 230.250), più ampia dei 29.655 euro calcolati a 30 anni (162.083 meno 132.428). Il costo pesa di più quanto più dura il versamento.

Che cosa è cambiato nella liquidazione del fondo pensione?
La quota di montante ritirabile in unica soluzione è stata indicata al 60% con la legge di Bilancio 2026 e al 50% con la legge n. 112 del 2026. In base alla norma più recente citata, la quota in forma di rendita sale al 50% del montante. Per la parte erogata in forma frazionata, la tassazione indicata va dal 15% al 20%.
La clausola di salvaguardia è collegata a una soglia del 70% del montante e a un valore pari al 50% dell'assegno sociale. Per chi decide come uscire dal fondo, la parte ritirabile subito e quella da incassare a rate non coincidono con l'intero capitale simulato.
Quanto resta sopra i versamenti, contando tutto in euro di oggi?
Finora i capitali azionari sono stati letti in euro nominali. Portati a euro di oggi, con inflazione media ipotizzata al 2% annuo su 30 anni, la scala si riduce, ma quasi tutte le varianti restano sopra i 54.332 euro a cui valgono i versamenti a prezzi attuali.
L'ETF azionario al 4% lordo vale 62.673 euro in euro di oggi, contro i 54.332 euro dei versamenti a prezzi attuali. Al 6% i euro di oggi sono 84.555; al 7% sono 99.295; all'8% sono 117.369.
Per il fondo pensione al 7% lordo il conto cambia con i costi. Con costi dello 0,5% il capitale vale 89.481 euro in euro di oggi, sopra i 54.332 euro dei versamenti a prezzi attuali. Con costi dell'1,87% vale 73.110 euro, anch'esso sopra i versamenti a prezzi attuali.
Sono tutti scenari aritmetici su ipotesi di rendimento: il margine reale esiste solo se il rendimento ipotizzato si realizza.
Che cosa resta dopo i conti?
La simulazione di Money.it, con 200 euro al mese per 30 anni, produce capitali netti che vanno da 92.882 euro a 212.598 euro, per un totale versato di 72.000 euro. Il conto deposito al 2,5% lordo chiude a 51.278 euro in euro di oggi, sotto i 54.332 euro dei versamenti a prezzi attuali. Il fondo pensione a costi dell'1,87% chiude a 132.428 euro, 29.655 euro sotto lo stesso fondo a costi dello 0,5% (162.083 meno 132.428). Il ribasso del 35% al ventinovesimo anno toglie 56.000 euro al capitale finale azionario.
Le ipotesi di rendimento, inflazione e costi restano ipotesi: i valori reali dei prossimi anni le confermeranno o le correggeranno, e ogni nuova rilevazione COVIP sui costi o ogni modifica ai tetti di deducibilità sposterà questi stessi conti.

